ATTENZIONE!

Il rifugio è chiuso. Riapertura a giugno 2018 con la nuova gestione!



Il Rifugio

Più di centotrent'anni di storia

Sfondo rifugio Ponti

Nozioni storiche della capanna Disgrazia

Nel lontano 1881 il Conte Francesco Lurani Cernuschi, famoso esploratore ed illustratore, assieme ad Ernesto Albertario, fece edificare la prima capanna della Valmasino, che battezzò "Capanna Disgrazia" alle pendici dell'omonima vetta. Per diversi anni fu l'unico avamposto per le ascese al Disgrazia ma ben presto si riverlò insufficiente, perchè troppo piccolo. Nel frattempo la costruzione fu donata al CAI di Milano.

Qualche anno più tardi, nel 1890, una nuovo rifugio più capiente (il vecchio ospitava un massimo di cinque persone) fu costruito vicino a quello vecchio e fu denominato "Capanna Cecilia", in onore della moglie di Francesco Lurani.

A metà del '900 e precisamente nel 1928, la costruzione fu ampliata grazie al contributo della famiglia Ponti e fu intitolata appunto a Cesare Ponti, banchiere milanese e consigliere della sezione CAI di Milano..

Il rifugio, molto simile a quello attuale, subì ulteriori fasi di ampliamento e miglioramento prima nel 1986, e successivamente in due fasi, una nel 2005 e l'ultima nel 2007 in cui è stata risistemata la copertura.

Negli ultimi decenni fino al 2017 la gestione del rifugio è stata affidata ad Ezio Cassina e a sua moglie Amedea Scetti. Dal 2018 la nuova gestione è affidata alla Guida Alpina Luca Maspes e Valentina d’Angella.

Ospitalità

Accogliere un escursionista rimane la cosa più importante per un rifugio ed il suo rifugista.

La capanna Ponti è un vero rifugio di montagna classificato “di alta quota”, raggiungibile solo a piedi e per questo frequentato da escursionisti e alpinisti che vogliono vivere la montagna vera e non il turismo di massa.

I gestori vi faranno sentire a vostro agio e vi offriranno un'esperienza unica nel meraviglioso ambiente alpino di questa valle del Masino.

Ricettività

Il rifugio offre 60 posti letto suddivisi tra camerette e camerone, docce con acqua calda (a pagamento), stufe in alcuni locali, sala da pranzo e locale invernale da 4 posti.

Cucina

Siamo in alta quota e siamo in Valtellina. Questo significa cucina semplice e genuina quindi carni, formaggi, salumi, polenta e taroz.

Esperienza

Il gestore, Guida Alpina, grazie alla sua minuziosa conoscenza del territorio e della sua storia, saprà sempre consigliarvi sugli itinerari che volete percorrere e tenervi informati delle condizioni delle montagne.

Quanto costa?

Il rifugio Ponti è affiliato al CAI, per cui prezzi e tariffe sono disponibili nel listino 2017.
Puoi anche consultare il Regolamento Generale dei Rifugi

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fotografie

Abbiamo voluto raccogliere qui alcune delle foto più belle del nostro rifugio e dei monti che lo circondano. Se anche tu sei stato al Ponti e vuoi condividere qualche scatto, scrivici e le pubblicheremo!

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Il Disgrazia

Monte Disgrazia

Il monte Disgrazia è un'imponente montagna che si trova a cavallo tra Valmasino e Valmalenco, in Medio-Bassa Valtellina. Essa offre uno degli ambienti glaciali più affascinanti e selvaggi delle Alpi Centrali.
La prima ascensione avvenne nel 1862 ad opera degli inglesi Kennedy e Stephen per la cresta Ovest - Nord - Ovest.
Essa ebbe una gran risonanza perchè fu una vera e propria impresa per quei tempi in cui cominciava a prendere piede l'alpinismo visto come esplorazione, su quei monti che tanto avevano fatto paura ai valligiani sino ad allora e che per lo stesso motivo vennero totalmente ignorati.

Anche il nome stesso potrebbe far pensare a funeste vicende, ma molte sono le ipotesi e le leggende a riguardo. Secondo un'antica leggenda esso si chiamava Pizzo Bello, nome che poi è passato ad una cima di rilievo assai minore posta più verso Sud. Non si tratta però solo di una leggenda: sulle carte austriache dell'Ottocento all'attuale Monte Disgrazia veniva ancora dato il nome di Pizzo Bello. Si dice poi che il nome in realtà rimandi al verbo dialettale "desgiascia", cioè "si scioglie", in riferimento alle imponente quantità di acqua che in ogni estate la sua vedretta mandava a valle, causando talvolta alluvioni di grande portata.

Ancora una leggenda narra di egoisti pastori che sfruttavano i pascoli lussureggianti della valle di Preda Rossa che dopo aver negato l'aiuto ad un viandante affamato (sotto le cui spoglie si celava Cristo) furono puniti con un incendio che ne incenerì i pascoli. Da allora il Monte Disgrazia si chiamò cosi, in memoria della punizione divina, mentre il suo ben più modesto dirimpettaio si vide fregiato dell'illustre denominazione.

L'ascensione si compie in circa 4-7 ore a partire dal rifugio Ponti in Valmasino. Il tempo varia moltissimo a seconda del manto nevoso e non di meno dall'allenamento e dalle capacità alpinistiche dei partecipanti, che devono essere più che collaudate per questa ascensione di tutto rispetto. L'equipaggiamento adeguato quale piccozza, ramponi, corda ed imbragatura per assicurarsi con i compagni, è indispensabile per la salita a questa cima.

Testi di Massimo dei Cas (waltellina.com) .



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Il Disgrazia dal Monte Sissone

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Predarossa dalla cima

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La bocchetta Roma

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Il Disgrazia e il rifugio Ponti



Il Sentiero Roma

Sentiero Roma
Le Tappe

Novate Mezzola - Rifugio Brasca

Prima tappa

Il percorso inizia a 316 metri, dal parcheggio di Mezzolpiano a Novate Mezzola, dove inizia una bellissima mulattiera spesso scalinata.

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Sentiero Roma, tappa 1, foto 1

La mulattiera sale con molti tormanti il fianco della val Codera, raggiungendo l'abitato di Avedee (790 m) e arrivando dopo una lunga diagonale fino al paese di Codera (825 m). Il paese di Codera, presenta vari motivi d'interesse, tra cui il caratteristico museo etnografico. Seguendo le indicazioni, si lascia il paese si prosegue su un sentiero che impone molti saliscendi salendo con molta gradualità, arrivando improvvisamente alla piana di Bresciàdega (1214 m), dove si trova anche l'omonimo rifugio.

Sentiero Roma, tappa 1, foto 2

Qui si apre il primo scorcio di profili granitici, si tratta delle cime della valle dell'Averta. Proseguendo per lo stesso sentiero camminando di buon passo per circa 4h30 ore si arriverà alla meta della prima giornata di trekking, cioè il rifugio Brasca.

Rifugio Brasca - Rifugio Gianetti

Seconda tappa

Dopo il meritato riposo al rifugio Brasca, inizia la parte più difficile del percorso, adatta solo ad escursionisti esperti.

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Sentiero Roma, tappa 2, foto 1

Dal rifugio Brasca, ci si muove salutando lo scenario occidentale della Val Codera, per affrontare l’impegnativa salita al passo del Barbacan nord, lungo la valle dell’Averta. – la deviazione è opportunamente segnalata poco dopo l’alpe Coeder – La salita in valle dell’Averta, non concede respiri. Il sentiero non è sempre ben evidente ma è comunque ben segnalato. Dapprima, si sale su di un bosco nel lato sinistro della valle per poi uscire all’aperto, portarsi sul lato opposto e trovare le baite dell’alpe (1927 m). Successivamente il sentiero piega leggermente a sinistra, rendendosi sempre meno visibile, ma grazie alle numerose segnalazioni è impossibile sbagliare. Dopo circa quattro ore di cammino, risalendo la parte terminale della valle si giunge finalmente al passo del Barbacan nord (2598 m)

Sentiero Roma, tappa 2, foto 2

Arrivati qui, bisogna risalire fino alla fine il canalino che conduce ad un evidente intaglio che separa la valle dell’Averta alla Val Porcellizzo, per poi scendere con molta attenzione ai sassi un altro canalino simile al precedente, molto impegnativo della prima parte, che però scendendo diventa gradualmente più agevole.

Sentiero Roma, tappa 2, foto 3

Da qui si può scorgere la cima della Val Porcellizzo, con le sue celeberrime cime, tra cui il famoso pizzo Badile, il Pizzo Cengalo, la cima della Bondasca e molte altre vette. Alla fine della discesa, ci si ritrova davanti un grosso masso, da dove è possibile scegliere molti itinerari per altre valli, comunque per chi vuole proseguire il sentiero Roma, dopo ancora un’ora e mezza di cammino, ci si ritrova al rifugio Gianetti, dove ci si può fermare a pernottare. Finisce cosi la seconda giornata di cammino.

Rifugio Gianetti - Rifugio Allievi

Terza tappa

Dopo il meritato riposo al rifugio Gianetti, ci si incammina verso est, percorrendo la bellissima conca del pizzo Badile.

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Sentiero Roma, tappa 3, foto 1

Il tracciato con molti saliscendi e sempre ben segnalato, arriva ad una ripida discesa dove si deve aggirare uno sperone, per poi salire con ripide svolte per raggiungere il profondo intaglio del passo del Camerozzo (2765 m, 1h30). sullo spartiacque che divide la Val Porcellizzo e la Val del Ferro in cui verso la fine della discesa si trovano corde metalliche fisse che rendono più agevoli gli spesso bagnati tratti rocciosi, quindi attenzione! Successivamente alla discesa, si incontra la Morena della Val del Ferro, su cui si continua quasi in piano, passando pochi metri dal monte del bivacco Molteni-Valsecchi (2500 m).

Raggiunto il versante opposto della valle, si sale verso il passo Qualido (264 7m, 3h30).

Sentiero Roma, tappa 3, foto 2

Con una discesa abbastanza agevole, si giunge in Val Qualido, che si traversa per poi salire verso il passo dell’Averta (2540 m, 4h30) sullo spartiacque Qualido-Val di Zocca, da cui si può già scorgere il vicino rif. Allievi-Bonacossa.

Sentiero Roma, tappa 3, foto 3

Da qui si scende dallo stretto vallone con l’ausilio di alcune corde fisse e si attraversa la conca dove sono presenti gradoni e chiazze erbose, fino a raggiungere il rifugio Allievi-Bonacossa (2385 m, 6h). In questo rifugio si può pernottare, concludendo cosi la terza giornata di cammino che nel complesso, risulta sicuramente come la più impegnativa di tutto il sentiero Roma. Ricordiamo che a circa 1h30' dal rifugio, sorge il bivacco Manzi-Pirotta che può essere usato come punto di appoggio.

Rifugio Allievi - Rifugio Ponti

Quarta tappa

Dal rifugio Allievi-Bonacossa, si prende il sentiero pianeggiante diretto a sinistra verso est, dove si attraversa tutto il circo orientale della Val Zocca.

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Sentiero Roma, tappa 4, foto 1

Prima di raggiungere lo spartiacque con la Val Torrone, il sentiero scende, raggiungendo l’intaglio ai piedi del monolitico Picco Luigi Amedeo.

Sentiero Roma, tappa 4, foto 2

Al passo del Torrone (2518 m), grazie all’ausilio di alcune corde fisse, si scende lungo un canale che porta in Val Torrone, risalendo poi in direzione nord-ovest, dove tutta la catena della testata della valle offre uno dei più suggestivi panorami delle Alpi. Si prosegue verso il bivacco Manzi, raggiungendo poi il semplice ghiacciaio del Cameraccio, dove è utile l’utilizzo dei ramponi e della piccozza.

Sentiero Roma, tappa 4, foto 3

Qui si percorre diagonalmente il ghiacciaio, per portarsi poi al passo del Cameraccio (2950 m, 3h), ai piedi del Pizzo Torrone Orientale, che di risale agevolati dalle corde fisse. Dal passo si scende attraversando i vari nevai per iniziare la lunga traversata della testata della Val di Mello, passando ai piedi del Disgrazia. Un’ultima ripida salita porta a delle rocce, che attrezzate con funi metalliche, portano alla Bocchetta Roma (2824m, 6h). Infine si scende semplicemente su di una morena, si giunge al gia visibile rifugio Ponti (2559 m, 6h30). Qui si conclude la penultima giornata di cammino pernottando al rifugio.

Rifugio Ponti - Filorera in Valmasino

Quinta tappa

Dal rifugio Ponti si scende diagonalmente verso sud-ovest su un terreno roccioso, fino alla sommità di un grosso gradone di rocce ed erba.

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Sentiero Roma, tappa 5, foto 1

Dal rifugio Ponti si scende diagonalmente verso sud – ovest su un terreno roccioso, fino alla sommità di un grosso gradone di rocce ed erba. Da qui si scende a sinistra fino ad incontrare un torrente, si prende il sentiero che lo fiancheggia e si attraversa la grande ed in parte paludosa piana di Preda Rossa (1955 m, 1h30). Alla fine della piana, parte la strada che passando dal rifugio Scotti (1470 m), giunge fino a Filorera (841 m, 4h). Qui a Filorera, è possibile prendere l’autobus che scende fino ad Ardenno, dove sarà possibile prendere il treno che riporterà gli escursionisti a Novate Mezzola (linea Ardenno – Morbegno – Colico-Novate Mezzola).
Si è cosi concluso il trekking Sentiero Roma!

Dove siamo

Il Rifugio Ponti è situato in Valtellina, precisamente nel comprensorio della valle di Preda Rossa, al cospetto del Monte Disgrazia e dei Corni Bruciati. Il comune di appoggio più vicino e quello di Filorera in Valmasino (SO), che rappresenta anche l'ultimo avamposto abitato prima di entrare in valle.

Come arrivare in Val Masino

Da Milano si imbocca la tangenziale Est in direzione Lecco: al bivio di Cologno Monzese si può optare per prendere la tangenziale Nord oppure continuare sulla Est. Seguendo la Nord arriveremo direttamente a Lecco passando per la galleria del Monte Barro e seguendo poi la sotterranea verso la Valtellina; se al contrario abbiam percorso la est, passato Calco e Calolziocorte, dovremo puntare comunque verso Lecco e proseguire per la Valtellina.

Seguiamo tutta la SS36 fino a Colico passando per Mandello del Lario, Varenna, Dervio: arrivati a Colico, seguire per Sondrio/Morbegno. Dopo l'abitato di Talamona e il ponte sull’Adda, gireremo a sinistra seguendo le indicazioni per Val Masino. Passato il Ponte del Baffo e Cornolo, arriveremo agli abitati di Cataeggio e Filorera (10 km dalla Strada Statale 38, 120 km da Milano).


Filorera

Da Filorera a Preda Rossa

Da Filorera, nei pressi di una netta curva a sinistra, seguire diritti le indicazioni per la Valle di Sasso Bisolo, piana di Predarossa e per il Rifugio Ponti. La strada sale subito e si addentra nella lunga valle di Sasso Bisolo, giungendo dopo alcuni tornanti nei pressi di una ex cava dove si interrompe il percorso originale della carrozzabile (danneggiata dalla grossa frana degli anni 90). Dal parcheggio nei pressi del ponte proseguire sulla nuova strada in cemento nell’altro versante della valle.Dopo una piccola galleria ci si riporta sul tracciato della vecchia strada giungendo all’Alpe di Sasso Bisolo dove è presente il Rifugio Scotti e l’azienda agricola Codazzi. Gli ultimi km fino a Predarossa salgono con una serie di tornanti fino al grande parcheggio all’inizio del Piano di Predarossa, punto di partenza per la salita al Rifugio Ponti. In totale circa 12 km da Filorera, 20 minuti d’auto. Attenzione! Dal 2010 il comune di Val Masino ha introdotto un pedaggio di 5€ per transitare su questa strada. Il ticket è acquistabile presso la macchinetta al ponte di Filorera oppure nei bar tabacchi di Cataeggio e Filorera.


Predarossa

CONTATTACI

Se vuoi effettuare una prenotazione o mandarci un messaggio usa il form sottostante o i dati che compaiono a fianco oppure scrivici una mail a gestore@rifugioponti.it

Rifugio Cesare Ponti

valle di Preda Rossa, Filorera in Valmasino (SO)

Telefono

+39 0342 611455 / 338 7609087